by Elisabetta Miari

RACCONTI

“Ciao, Guido.” di Laura Veroni

    Quinto piano, una rampa di scale infinita, poi ecco la stanza. Silvia si sofferma un istante, prima di entrare, e prende fiato: l’aria è calda e pesante, si respira odore di medicinali, di disinfettante, di chiuso, di corpi malati. Tre letti: al centro lo zio. Entra. C’è Giorgio,

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“La perizia” di Marvin Menini

    La guardia bloccò la mano del suo collega: stava per girare la chiave della porta elettrica e permettere alla psicologa l’ingresso nel carcere. ”No, aspetta. Lasciamela guardare ancora un po’, dai.” Attraverso la telecamera di sorveglianza, poteva togliersi lo sfizio di farlo senza provare imbarazzo. ”Cazzo quanto è

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“Il primo taglio è il più profondo” di Simone Togneri

    Sua madre fu l’ultima ad accorgersene. Succede sempre così. I ragazzini i segreti se li portano appresso come bagagli con la chiusura a combinazione. Decidono loro quando aprirli e con chi. Le ragazze trascinano bagagli più grandi. Hanno più cose da metterci dentro. Almeno così si dice. I

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“Improvvisazione” di Erica Arosio

    Sta cercando da giorni l’interprete giusta e non riesce a pensare ad altro. Non sente rumori, ignora le persone che gli stanno intorno e non si cura neppure di se stesso. I momenti di pausa li passa fissando il pulviscolo che si solleva dal palco e assume contorni

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“La negoziatrice” di Armando D’Amaro

Ore 17,00 Il cielo già grigio si sta rapidamente scurendo, ma le tenebre non riescono ad annidarsi totalmente negli angoli abi- tuali: l’illuminazione pubblica ha trovato da alcune settimane un potente alleato negli addobbi natalizi che sfavillano ovunque e nei fari delle auto che colmano le vie del centro. All’Acquasola

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“La locanda” di Vincenzo Zonno

  Martedì 4 …non ho mai avuto l’esigenza di scrivere e non so perché ora ho questo forte impulso. Probabilmente gli ultimi avvenimenti e questa solitudine forzata mi stanno misurando mettendo alla prova le mie emozioni più deboli. Sono arrivato in questa locanda alcuni giorni fa convinto che mi sarei

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“Amore e morte” di Roberta Braghelli

Sono Dora Maar e sono morta molto tempo fa. La mia vita è finita il giorno che ho incontrato Lui, ho perso me stessa e sono naufragata nel dolore. Non mi sono uccisa perché non volevo che ridesse ancora di me, che sbeffeggiasse la mia anima come aveva sempre fatto. Ho

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“Aracnofobia” di Nicoletta Retteghieri

  Questo rumore mi fa impazzire. È continuo, implacabile, monocorde. È il rumore delle sue fauci che, incessanti, masticano avidamente la sua ultima preda. Sono imprigionata in questa caverna, e resto rintanata e incollata al fondo umido e buio. Non vado verso l’unica, debole luce che proviene dalla stretta entrata.

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“Il filosofo maestro” di Oscar Brilli

  Cammina lento e dritto, è grosso e basso, trasandato. Lo si incontra spesso in piazza, che lui chiama agorà, o lo si trova sull’ultima panchina in fondo al parco, dove sembra che viva, ma non è un clochard. Cammina piano, contando i passi, ha i capelli lunghi, bianchi, tagliati

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“Dalle cime degli alberi” di Simone Togneri

  Su. Su. Con fatica. Una manata dopo l’altra, le dita che afferrano il ramo appena più in alto, i piedi che sudano nei sandali mentre cercano un punto fermo per il nuovo slancio. Ancora più su. Nell’affanno della calura di fine estate, appena stemperata dal vento leggero che fa

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