"Ricordo di un lontano Natale" di Amalia Lilla Pezzi


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Si chiamava Isabella: minuscola, gracile con un faccino rigonfio sulle gote, gli occhi nascosti dietro un paio di occhiali troppo grandi e parecchie efelidi tutte raccolte sul nasino, simili ad uno sciame di moscerini. Quando entrò nell’aula assieme a tutti gli altri alunni, sembrò ancora più piccola e sperduta; sbalottata dai più intraprendenti, che già avevano adocchiato un posto, restò lei sola in piedi senza banco nè sedia. Un bidello provvide a portare il banco mancante, così anche lei trovò una sistemazione accanto alla cattedra, staccata da tutti gli altri. Ero emozionata come mi succedeva ogni volta che dovevo presentarmi ad una scolaresca di prima media. Quel mini-pubblico che mi osservava riusciva sempre a mettermi a disagio: ventiquattro ragazzi, ventiquattro piccoli mondi da esplorare, uno diverso dall’altro….ascoltavo la mia voce in quell’assoluto silenzio che riuscivo ad ottenere solo durante il primo giorno di scuola in una classe di prima media.
Venne poi il momento delle domande:”tu, come ti chiami? Chi era la tua maestra?….” “Tu,Isabella, dove abiti?” chiesi alla piccola seduta alla mia sinistra “Sono in collegio dalle Suore”. Qualche giorno dopo la suora che venne ad accompagnarla una mattina, per giustificarne il ritardo, mi disse che Isabella era orfana di madre. Le settimane che seguirono passarono rapidamente; lavorammo tutti insieme d’amore e d’accordo e giungemmo in prossimità delle feste Natalizie. Fu allora che decidemmo di organizzare una tombola.
I regalini, portati dai ragazzi e da me avvolti in carte fruscianti e variopinte si accumulavano sulla cattedra, creando nell’aula un’atmosfera festosa. Gli occhi dei ragazzi brillavano di gioia e la loro curiosità si toccava con mano: “Guarda quello, è della professoressa…chissà come sarà bello!” Chi li teneva più ormai…Anche Isabella portò il suo regalo con aria trionfante e sorrideva, già pregustando il momento in cui i suoi compagni lo avrebbero visto….
Era successo, qualche giorno prima, che uno scolaretto sprovveduto, credendo senz’altro di far bene, mi disse a voce alta: ” Io ne porterò due di regali, così se Isabella non potrà…” Mi affrettai ad interromperlo, anche perchè la piccola, punta sul vivo, esclamò a voce bassa:  ” Ma il mio babbo me lo comprerà…” “certo!” la rassicurai.
Giunse il giorno tanto atteso, fuori il cielo plumbeo di dicembre prometteva neve e noi, al calduccio, ci godevamo quella giornata diversa e meravigliosa. Dai pacchetti uscivano le cose più disparate: i maschi, con mano “felice” pescavano collanine, anelli o fialette di profumo ed era tutto un gran ridere…generosamente essi li donavano alle loro compagne, che a loro volta cedevano motorini in miniatura o figurine dei vari giocatori di calcio. Poi qualcuno vinse il dono portato da Isabella e, fra lo stupore di tutti, vedemmo comparire una bellissima scatola di cioccolatini. Il vincitore arrossì per la gioia,nello stesso tempo un sorriso trionfante illuminò il visetto di Isabella, si vedeva che era felice, il suo orgoglio ferito fu completamente ripagato da quell’istante che lei attendeva fin dal mattino; stringeva fra le mani i due regalini vinti:non era stata molto fortunata: le erano infatti capitate due cosucce molto semplici.
In quel periodo natalizio le vetrine del centro erano particolarmente invitanti e risplendenti. Assorta nella scelta di qualche regalo,mi capitò fra le mani una bambola dai capelli castani raccolti in due rigide treccine; il suo volto simpatico, cosparso di lentiggini, mi ricordò quello di Isabella, la feci incartare e su un bigliettino scrissi una delle solite frasi di augurio; passando poi dall’Istituto, la consegnai ad una suora del Collegio: “Per Isabella!” le dissi semplicemente e, mentre tornavo a casa un po’ pensierosa, mi augurai che la piccola Isabella riuscisse a leggere fra la righe di quel biglietto il profondo e materno affetto che provavo per lei.


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